2010 | DESIGN COMPETITION

Tipologia | scuola materna e asilo nido

Superficie | 1000 mq

Importo lavori | 1.000.000 €

Incarico | progettazione

Cliente | comune di Cazzago

Collaborazioni | F.Azzato, G. Carboni Maestri

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Il nostro è il secolo dell’emergenza.
Emergenze sociali, ambientali, territoriali, in senso lato. Riteniamo che progettare sia un’arte ed un mestiere che deve rispondere al proprio tempo e che pensare l’architettura necessiti di una visione intelligente del futuro che si desidera costruire, tutti insieme.
Il tema dell’asilo è in tal senso un tema privilegiato.
Questo progetto risponde alle prerogative sopra elencate: il tema del sociale, primo momento fondamentale di socialità dell’infanzia, così carente in Italia dal punto di vista del rapporto bambini/numero posti a disposizione, il tema dell’impatto territoriale, il tema culturale (cultura del sociale, della condivisione, dell’educazione delle generazioni future), e, infine, il tema dello sviluppo sostenibile,presente in ogni parte del progetto.

Questi elementi ci portano a formulare un progetto che risponda, dunque, al nostro tempo ed alle sue emergenze. Riteniamo che oggi, una visione globale, interdisciplinare, complessa e dialettica, debba portarci verso progetti che costituiscano un momento di rottura con gli errori del passato.
Non più architettura dei grandi gesti eloquenti, sacrificando le prerogative di economicità, o vice versa, abnegazione delle grandi necessità culturali collettive alle quali l’architettura deve rispondere più di ogni altra arte, producendo scatole si funzionali, ma aggressive per gli utenti che la vivono.
Eco-conpatibilità, architettura dell’apertura, della trasparenza, vista anche in senso culturale, della condivisione, amica dell’ambiente e delle persone che ne usufruiscono, una dolce cantilena che sia canto popolare diffuso e cultura raffinata in una soluzione pensata, disegnata, con saggezza, coraggio ed emozione.

Il nostro progetto respira tali prerogative fondanti in ogni sua parte, minimizzando al massimo l’impegno di risorse ambientali non rinnovabili, utilizzando al massimo quelle naturali presenti, in un senso di riuso intelligente.
Creazione (in senso lato) dello stretto necessario, sviluppo di dimensioni impalpabili con l’elemento centrale dello sviluppo futuro, primo tassello della catena di montaggio dell’ormai imminente Green Economy: il pensiero, la mente, l’idea.

Le soluzioni tecniche adoperate sono direzionate, in ogni parte, alla massimizzazione della praticità ed economicità della manutenzione, durabilità futura dei materiali adoperati e dei componenti scelti, sino al più piccolo dettaglio.
Ogni elemento è dunque pensato in rapporto al tutto, ed il tutto nutre ogni singolo elemento di questa filosofia del “fare ambiente e cultura”: materiali compatibili fra loro, agevolezza e controllabilità delle prestazioni energetiche e “pratiche”, per così dire, dell’intervento, in relazione al suo uso quotidiano ed al suo “invecchiamento” (pensato, già nel nascere del progetto) futuro.

Il progetto è dunque realizzato con materiali e finiture prive di sostanze tossico–inquinanti, ottenute in zone di produzione il più prossime possibile dell’area di intervento, determinando dunque già dall’inizio un guadagno in termini ambientali in tutti i processi che toccano la sua edificazione (inquinamento legato agli spostamenti) ma anche in termini sociali ed economici, valorizzando il più possibile le economie locali delle aree limitrofe.

L’intelligenza, la logica dialettica delle cose ed i rapporti complessi del progettare spingono ad una qualità totale, che va anche a toccare il confort in ogni sua dimensione spazio-sensoriale, per un’esperienza che sia della più alta fruibilità per ogni cittadino che ne usufruirà, ma soprattutto ai bambini che memorizzeranno, già dai loro primi anni (fra i più formativi emotivamente e sensorialmente), per così dire, i primi concetti di qualità del vivere l’edificio pubblico, luogo di condivisione e cittadinanza.
Ciò riguarda, per esempio, la qualità acustica, ambientale, degli odori, anche e non solo per gli ambienti interni, in ossequio alle normative di settore, ma soprattutto per quelle del buon vivere lo spazio dell’apprendimento, in primis.
Un’approfondita ricerca sulla stratigrafia degli elementi ha consentito di creare un involucro ben isolato termicamente e privo di ponti termici. Le pareti hanno un rivestimento di materiale fonoassorbente su ambedue i lati. Tale accorgimento aumenta la massa e facilita una migliore dissipazione dell’energia.
Le pareti perimetriali incorporano un sistema di ventilazione che attinge l'aria direttamente dal vespaio e i serramenti sono in lega d'alluminio combinata a legno che accoppia buone capacità isolanti verso l'interno e telaio resistente alle intemperie verso l'esterno.
Il solaio è costituito di travetti prefabbricati e pignatte. Il suo spessore è stato incrementato da un doppio strato di massetto e isolante anticalpestio con bassa rigidità meccanica accoppiato allo strato d'isolamento termico.

Andando nella direzione di un corpo-guscio-pancia protettiva, acusticamente e termicamente, senza chiudersi, però, ermeticamente sull’esterno, è stato pensato un susseguirsi di filtri spaziali. Bambini e fruitori passeranno dall’esterno all’interno, dal cortile (prospetto sud-ovest che guarda al complesso scolastico di secondo grado ed alle edificazioni a bassa densità circostanti), apertura sul mondo e sulla natura, sulla società, complessa e contraddittoria che il bambino inizierà a comprendere e scoprire negli anni, andando sempre più verso il grembo dell’edificio, passando per filtri architettonici che proteggono, senza negare l’esistenza dell’esterno.

Un mix di vetrate, filtri in listelli di legno e tessuti ecologici per esterni dai colori tranquillizzanti che trasmettono agli occhi del bambino serenità ma anche vivacità cromatiche. Lo spazio intermedio sarà costituito da un luogo di passaggio che non sarà “corridoio di servizio” bensì qui visto come luogo vero, dello stare e del giocare, spazi per attività ricreative, che nei mesi più caldi e tiepidi diventa un tutt’uno con le aree-gioco esterne.

Nelle diverse pance dell’edificio, dunque, il corpo architettonico si anima di diverse emozioni spazio-cromatiche sempre più protette, silenziose, ma non chiuse, con un gioco sapiente e studiato di viste sulla realtà esterna: senso di protezione e concentrazione superiore costituito dalle aule disposte sulla facciata più protetta (prospetto nord), verso l’orizzonte della campagna e delle Alpi.

Gli spazi sono visti e pensati come occasioni emotive, come spazi culturali e di sviluppo pedagogico-sensoriale per i bambini e di sviluppo umano quotidiano per il personale che lo frequenta, non come un burocratico susseguirsi di funzioni, la massima ottimizzazione e praticità funzionale delle superfici.

Abbiamo riflettuto con cura al posizionamento degli spazi relativi alle diverse attività nelle migliori condizioni funzionali, distributive, e, riagganciandoci a quanto già detto in precedenza, alle migliori condizioni energetiche. Tutto ciò, come base per, in contemporanea, dare la massima attenzione alla qualità compositiva e squisitamente architettonica del tutto.
In tal senso, l’involucro esterno denota, verso ovest e sud, una fragilità delicata, leggera trasparenza multi cromatica, in contraddizione (ma non in conflitto compositivo – giacché unificate compositivamente dalla presenza del legno) con la facciata nord, più elegantemente dura sobriamente rigida, carattere di contraddittorietà, questo, interpretabile, a parer nostro, in molta della buona architettura del nostro territorio metropolitano. Due volumi, poi, nella facciata sud, equilibrano l’apparente durezza di questa con due volumi semplici, bianchi, caposaldi visibili da lontano nel paesaggio di campagna circostante, sorta di delicato ma chiaro punto di riferimento per chi arriva (o passa) dai paesi limitrofi.

In uno di questi è presente la mensa, unico ambiente chiuso sui quattro lati e collegato all'esterno mediante una stretta finestra, illuminato da una copertura vetrata di 60 mq che integra anche la struttura fotovoltaica.

In questo insieme volutamente disomogeneo e dinamico di emozioni, l’elemento “legante” e di omogeneizzazione è la luce, studiata per rispondere e corrispondere a questo racconto spaziale, qui più accentuata, lì più velata, colorata dai pannelli e tessuti cromatici, mai aggressiva, studiata non solo per rispondere con intelligenza alle esigenze di confort che desideriamo ottenere, ma anche per produrre un godimento ambientale che renda il più possibile inutile l’utilizzo di riscaldamento nei mesi più freddi e del raffreddamento artificiale in quelli più caldi.

La questione energetica, l’utilizzo delle fonti rinnovabili, vanno dall’utilizzo dell’impianto fotovoltaico che garantisce il funzionamento dell’edificio all’utilizzo di illuminazione a basso consumo. Rifiutiamo di vedere tale questione solo come un plus, come un optional, come un accessorio promozionale in un nuovo modello di automobile inquinante da attaccare, come un corpo estraneo, al prodotto.

Il progetto è pensato come organismo il più possibile autosufficiente, elementi che l’immagine stessa dell’edificio denota, integrando l’immagine del tempo che viviamo a quella dell’architettura che pensiamo, senza dicotomie (come spesso accade) fra linguaggio e pensiero dell’ecologia (o ecologia del pensiero?). Lo schema planimetrico a forma allungata in direzione Est-Ovest, il rapporto Superficie/Volume assai ridotto, sono inoltre componenti ottimali aggiuntive per un buon bilancio energetico.
Elementi e distribuzione sono configurati come un unico sistema capace di intercettare e controllare gli apporti energetici, il risultato ottenuto è di 2,55 Kw/mc/anno che pone l’edificio in classe A+ classificandolo come PASSIV HOUSE.
La produzione di energia sottoforma di acqua calda per il riscaldamento dell'involucro è affidata ad una pompa di calore a ciclo combinato abbinata a sonda geotermica che attinge in profondità acqua alla temperatura costante di 20 gradi. Per ovviare a possibili sprechi di acqua abbiamo voluto integrare al sistema di produzione di acqua calda anche un impianto per il recupero delle acque meteoriche con due serbatoi da 6500 litri sufficienti a soddisfare le esigenze della scuola.
La distribuzione è affidata a pavimenti radianti per gli ambienti con presenza costante di persone e radiatori negli ambienti di servizio. Questi sistemi sono alimentati energeticamente dall’impianto fotovoltaico.
Le aule della scuola materna e del micronido sono esposte a Sud nel corpo lungo e basso, mentre le attività di servizio sono localizzate nei due volumi contrapposti e rivolti a Nord. La zona filtro all’interno dell’edificio è un sistema passivo assimilabile alla serra. Per equilibrare il microclima interno e regolare l’apporto d’aria dal filtro alle aule, è stato progettato un sistema di ventilazione, costituito da griglie poste sulla facciata Sud (completamente vetrata) che attinge l’aria proveniente dal vespaio e dalla muratura perimetrale esterna.

Concludiamo questa piccola relazione tecnica, con un aspetto che non riguarda l’edificio in sé, bensì l’ambiente esterno, quello dove i bambini amano di più trovarsi: un prato, degli alberi, il cielo.
Il prato, previsto dal progetto, sarà piantumato da alberi, che avranno un valore simbolico enorme: saranno di diverse essenze, alcuni a foglie caduche, per permettere il passaggio del sole d’inverno, alcuni da frutto, altri fioriranno, studiati per dare ai bambini una percezione sulla complessità e la ricchezza della natura. Saranno piantati dalla comunità e dai membri dell’asilo.

Quanto al cielo, non può essere progettato, ma dipenderà da quanto riusciremo, da progettisti e da cittadini, a mantenere il pianeta un luogo sano per il futuro dei nostri figli.